Simbolo di che?

falange.jpegLa corte di Strasburgo emette una sentenza, e tutti subito giù a dire di tutto di più. Ma la cosa che più forse mi colpisce è, come al solito, la strumentalizzazione delle notizie, utilizzate sempre e comunque per tentare di manipolare le opinioni, per confermare teorie e generare stati d’animo tendenziosi nella gente.

A seconda di come si pongono le domande si influenzano le risposte e, conseguentemente, gli stati d’animo della gente. L’utilizzo delle parole rischia di essere molto fuorviante. Non solo. Utilizzare domande aperte o chiuse, dare per scontato un tratto culturale in un quesito, dare per scontata una verità all’interno di una domanda sono tutti modi per generare risposte a sostegno delle tesi, o delle posizioni, dell’intervistante.
Alle volte le differenze sono sottili, altre volte macroscopiche.

Ecco alcuni esempi tratti dai quotidiani on line di ieri.

Il quotidiano “Repubblica” pubblica un sondaggio fatto in questo modo:
La domanda è la seguente:

“La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce ”una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla ”liberta’ di religione degli alunni”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo. Siete d’accordo?”

Il 65% delle persone risponde SI, il 27% risponde NO e l’1% risponde NON SO.
L’8% sceglie l’alternativa “Non sono credente, ma non ritengo il crocefisso in aula una “violazione della libertà di religione degli alunni”.

Il “Corriere della Sera” pone la domanda in questo modo:
“Secondo la Corte europea la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. Siete d’accordo?”
Il 55,6% risponde SI, il 44,4% risponde NO

“Il Quotidiano” on line pone la domanda in un altro modo, più precisamente chiede:
“Crocefisso nelle scuole: sei d’accordo?”
Il 71% risponde SI, e il 29% risponde NO.

Quando poi altri giornali, come Libero, scelgono la strada del commento libero dei lettori, (tipo Dì la tua) se ne leggono di ogni tipo.

Più la domanda diventa generica, più si chiede alla gente di schierarsi, piuttosto che di pensare, e più aumentano le estremizzazioni, le alzate di scudi, la difesa di bandiere e simboli.
Ma non è forse questo il modo migliore per svuotarli, questi simboli, dei loro significati più profondi, più intimi?
Forse dovremmo imparare a porre, e a porci, domande diverse.
Qual è la nostra identità? Quali sono i valori in cui ci riconosciamo?
E soprattutto, cosa facciamo per dimostrarli, e testimoniarli, questi valori?
O è magari più  comodo fermarci ad affermare il diritto di mostrarli?

Ognuno ha la sua personale e verissima risposta.

Simbolo di che?ultima modifica: 2009-11-05T10:10:17+01:00da claudioscara
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