Il Posto Riservato.

451fd8708cabed5b870dc3fdf5cb50a2.jpgCerti episodi mi fanno paura. Mi fa paura quello che è successo domenica in Italia, quello che è successso nelle piazze, a Roma e a Milano in particolare. Non esprimo commenti sulla morte del ragazzo romano in autogrill, perchè non so cosa sia successo. Quello che mi fa paura,  sono le persone che assaltano le piazze, mi fa paura questo fenomeno sociale.

Assalti ai comandi di Polizia, auto e camioncini dati alle fiamme, squadroni mascherati che si aggirano armati di bastoni, spranghe, sassi, petardi e chi più ne ha più ne metta. Si respira un’aria strana, davvero da far paura. Ognuno si arroga il diritto di fare quello che gli passa per la testa: se c’è una aggressione in un vicolo buoi, il giorno dopo partono le ronde con i forconi per le città, così come ieri la gente comincia a manifestare contro non si sa cosa nel modo che tutti abbiamo visto.

E allora il rischio è che ogni evento sociale diventi un pretesto per fare una guerra tutti contro tutti, dove la forza e la violenza fanno sfogare le nostre paure, alimentando, è banale dirlo, il disagio sociale.

Qualunque decisione fossa stata presa domenica dagli organi controllori del calcio non sarebbe andata bene, e avrebbe provocato le identiche reazioni, sia nei tifosi che nei dirigenti. I tifosi della curva atalantina hanno distrutto lo stadio perchè odiano la violenza, i tifosi romani hanno date fuoco a delle camionette e assaltato nelle sedi della polizia, dove onesti lavoratori erano intenti a farsi il turno di guardia la domenica pomeriggio…sempre perchè odiano la violenza!

Credo che l’idea stessa di controllare sia sbagliata, o meglio l’idea che il controllo si mantiene serrando i ranghi, aumentando i controlli allo spasmo. L’osservatorio del ministero dell’interno sulle manifestazioni sportive dichiara: mai più tifosi in trasferta, più poteri ai prefetti e ai questori, stewart obbligatori, e altro ancora.

Io credo che, nell’immediato, queste decisioni possano anche andare bene, ma se si tiene presente che sono solo delle misure contenitive, che servono solamente ad arginare un problema che, nel qui ed ora, è esplosivo e pericoloso e non può essere trattato altrimenti. Pensare che queste misure di sicurezza siano sufficienti è quatomento miope. La mia paura è che, come è già successo altre volte, passato un po’ di tempo tutto torni esattamente come prima, Ma non perchè non ci sia la soluzione al problema, ma perchè si prendono come soluzioni appunto solo le misure contenitive, che, alla lunga, non servono a nulla. E’ necessario prendere delle decisioni che promuovano dei processi di cambiamento nella coscienza di quelli che vanno allo stadio, avviare dei processi educativi all’interno delle curve. Di questo non si parla mai, o quasi mai, anche se penso che sia una cosa realizzabile. E’ però necessario, per fare questo rendere responsabili le società di quello che avviene all’interno degli stadi, renderle responsabili non solo dei risultati sportivi, ma anche dei risultati sociali che le loro squadre, ovvero le loro aziende, producono. Si deve obbligare ogni società ad avere dei responsabili (civili e penali) di quello che entra negli stadi: persone, striscioni, alcool, sassi e spranghe. Va da se che allora la costruzione di uno striscione, e conseguentemente la preparazione psicologica dello spettatore alla partita (alla vittoria e alla sconfitta), deve essere un momento condiviso con dei responsabili di un servizio, deve essere l’esito di una discusssione, l’atto conclusivo di un gruppo di persone che si trova per discutere e condividere idee, e si costruisce così una identità. Le società devono essere responsabili di questi processi che, a lungo  termine, creano responsabilità sociale. Una responsabilità che non può essere imposta, deve esssere radicata dentro alle persone, e per fare questo occorre prendere in carico queste persone, spendendo energie economiche e personali, investendo in adeguate e nuove figure professsionali. Uno striscione non può essere scrivere quello che mi passa per la testa. Credo che attuare processi di cambiamento, in questo ambito così come in altri, significhi attuare trategie come quelle che ho appena descritto. In altri contesti sociali funziona, e bene! Occorre solo la volontà, politica ed economica, di farlo.

Lo sport può e deve diventare un momento di festa, ma lo diventa solo attraverso la condivisione di valori.

E i valori, purtroppo, non si acquisiscono comprando un biglietto in prevendita. Vanno costruiti, e le persone vanno accompagnate in questo.

Se no, c’è un’altra soluzione: sei il presidente di una società di calcio? Bene, allora sei obbligato a vedere la partita in curva: prego signor presidente, lei ha un posto riservato, si accomodi!

Il Posto Riservato.ultima modifica: 2007-11-13T09:50:00+01:00da claudioscara
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