L’era della comunicazione.

3d33ccf6b58b1e3c63d328ab33633463.jpgVisto che il periodo storico attuale viene definito, credo giustamente, era della comunicazione, mi sembra interessante pubblicare questo post, visto che oggi sembra sempre più importante comunicare per il semplice fatto di farlo, senza soffermarsi mai sul perchè, sul cosa e sul come comunichiamo. Non facciamo mai metacomunicazione, cioè comunicazione sulla comunicazione stessa. A questo proposito studi a mio giudizio molto interessanti sono stati fatti da Paul Watzlawick , psicologo Austriaco (ha studiato in Italia, all’Università di Venezia Cà Foscari) morto nel Marzo quest’anno negli Stati Uniti.

Nel suo libro “Pragmatica della comunicazione umana” (1967) si pone questa domanda: E’ possibile pensare che i rapporti interattivi fra individui siano determinati essenzialmente dai tipi di  comunicazione che essi adoperano tra loro? Due tesi sono centrali in questo libro:

  1. il comportamento patologico (nevrosi, psicosi, e in genere le psicopatologie) non esiste nell’individuo isolato ma è soltanto un tipo di interazione patologica fra individui;
  2. è possibile, studiando la comunicazione, individuare delle “patologie” della comunicazione e dimotrare che sono esse aa produrre le interazioni patologiche.

Può capitare ad un individuo di trovarsi sottoposto a due ordini contraddittori, convogliati attraverso lo stesso messaggio, un messaggio “paradossale”, che chiamiamo patologico. Se la persona non può  svincolarsi da questo “doppio legame” la sua risposta sarà un commportamento interattivo patologicco chiamato follia”

Umberto Galimberti, in un articolo di Repubblica (4/4/2007), chiarifica alcuni sviluppi della teoria di Watzlawick, di seguito riporto alcuni passaggi:

“Paul Watzlawick, è lo psicologo che meglio di tutti è riuscito a coniugare i problemi della psiche con quelli del pensiero e quindi a sollevare le tematiche psicologiche al livello che a loro compete, perché ad “ammalarsi” non è solo la nostra anima, ma anche le nostre idee che, quando sono sbagliate, intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice. E proprio Istruzioni per rendersi infelici, che Feltrinelli pubblicò nel 1984 facendo undici edizioni in due anni, è stato il libro che ha reso noto Watzlawick in Italia al grande pubblico. Watzlawick intende la terapia non come “guarigione”, ma come “cambiamento” a cui ha dedicato Il linguaggio del cambiamento, Il codino del Barone di Münchhausen e, con Giorgio Nardone L’arte del cambiamento. Secondo Watzlawick sono distinguibili due realtà, una delle quali è supposta oggettiva ed esterna, e un’altra che è il risultato delle nostre opinioni sul mondo. Ogni persona deve sintetizzare queste due realtà ed è questa sintesi che determina convinzioni, pregiudizi, valutazioni e distorsioni dovute al fatto che il mondo della razionalità è controllato dall’emisfero cerebrale sinistro che ci consente di interpretare la realtà oggettiva in termini razionali secondo una logica metodologica. Ma questa è spesso in conflitto con l’attività dell’emisfero destro da cui nascono fantasie, sogni e idee che possono sembrare illogiche e assurde.Il linguaggio della psicoterapia deve intervenire sull’emisfero destro perché in esso l’immagine del mondo è concepita ed espressa, e, mutandone la grammatica attraverso paradossi, spostamenti di sintomi, giochi verbali, prescrizioni, si determina il cambiamento dell’immagine del mondo che è alla base della sofferenza psichica. La rivoluzione non è da poco, perché smentisce la persuasione comune secondo cui, a partire dalla nascita la realtà non può che essere “scoperta”. No, dice Watzlawick ne La realtà inventata. Il costruttivismo, che è alla base della sua concezione sostiene che ciò che noi chiamiamo realtà è un’interpretazione personale, un modo particolare di osservare e spiegare il mondo che viene costruito attraverso la comunicazione e l’esperienza. La realtà non verrebbe quindi “scoperta”, ma “inventata”.

Da queste invenzioni nascono “stili di vita” che rendono ciechi non solo gli individui, ma interi sistemi relazionali umani (famiglia, aziende, sistemi sociali e politici) nei confronti di possibilità alternative. Con molti esempi Watzlawick mostra nei suoi libri come attraverso una nuova formulazione di vecchie immagini del mondo possano sorgere nuove “realtà”. E così la psicologia incomincia a respirare. Oggi a raccogliere questo respiro è la consulenza filosofica che spero annoveri presto Watzlawick tra i suoi precursori e, sulla sua traccia, approfondisca quella terapia delle idee che, inosservate dalla psicologia, sono spesso la causa delle sofferenze dell’anima.

Mi sembra che tutto questo possa essere fonte di interessanti di riflessioni, non solamente per gli addetti ai lavori del mondo della psicologia e della comunicazione.

P.S. Scusate, ma questi sono gli effetti collaterali del mio studio per l’esame di stato…

L’era della comunicazione.ultima modifica: 2007-10-25T11:40:00+02:00da claudioscara
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2 pensieri su “L’era della comunicazione.

  1. molto interessante!

    soprattutto sono convinto anche io che in generale ci si preoccupi prima di tutto di comunicare, poi si prenda in considerazione il come farlo e solo alla fine, forse, ci si occupa del perché si vuole comunicare e soprattutto di COSA comunicare. Quassù sulla rete ci sono esempi in continuazione di questa tendenza…e mi fa piacere vedere come invece tu stia cercando andare controcorrente con post come questo!

    Per il resto sono stanco e il mio cervello ha catalogato il post come “interessante” e l’ha messo nelle cose da riguardare quando si riconnetterà…

    …speriamo presto…

    ciaomiao buono studio

  2. Watzlawick!! ..consiglio di leggere la Pragmatica della comunicazione, un buon punto di partenza per ripensare al modo in cui ci relazioniamo con gli altri e all’importanza della comunicazione non verbale, che sul web purtroppo si perde..

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