07/10/2011

Mondo Steve Jobs

Discorso alla Stanford University, 2005.


Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

UNIRE I PUNTINI - La prima storia parla di «unire i puntini». Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei «veri» genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: «Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?». Risposero: «Certamente». La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Ok, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti.
Lasciate che vi faccia un esempio: il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi «ufficiali» e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato cosa sono i caratteri serif e sans serif, come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore capacità tipografica così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto «catturarlo», e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer con una bella capacità tipografica. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida capacità tipografica che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca «unire i puntini» e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

AMORE E PERDITA - La mia seconda storia parla di amore e di perdita. Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piaceva fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena fatto uscire la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che era stato il centro della mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato affatto questo stato di cose. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di avvenimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascita di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che «il paziente» ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a fidanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.


MORTE - La mia terza storia parla della morte. Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: «Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato». Mi fece una grande impressione, e da quel momento, per i successivi trentatré anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: «Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?». E ogni volta che la risposta era «No» per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una tac alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa «a sistemare i miei affari», che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi «addio».
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene. Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale: nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora «il nuovo» siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete «il vecchio» e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le macchine fotografiche polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: «Siate affamati. Siate folli».
Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. Siate affamati. Siate folli.


14/07/2011

Portfolio

A chi volesse scorrere una rapida selezione dei miei scatti può visionarli cliccando a questo link.

http://claudioscarabelli.carbonmade.com/

Oppure a questo

http://www.flickr.com/photos/claudioscarabelli/

Ogni visita e commento sono graditi.

28/03/2011

195 metri

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195 sono gli ultimi metri da percorrere per terminare una maratona. Prima bisogna fare 42 km. Misura bislacca, con una storia curiosa e particolare.

Ieri ho concluso la maratona di Ferrara, la mia seconda.

Quei 195 metri non finivano davvero mai.

Ecco il racconto dei 42 km che li precedevano.

Si parte alle ore 9:30. Ovviamente arrivo con largo anticipo per godermi un po' di quel clima di festa che solitamente accompagnano le maratone.

Invece niente.

Niente musica.

Niente stand di esposizione.

Niente microfoni a esaltare i maratoneti presenti.

Quattro bagni chimici per 1600 runners e buona notte. Mi dico che fa lo stesso, che in fondo io sono li per correre, per affrontare quella sfida che la maratona rappresenta. Mi ripeto sempre che l'obiettivo di una maratona deve essere quello di finirla, senza lasciarsi sopraffare dai km che scorrono lentamente.

Però...

Però mi sento in forma, le ultime corse di allenamento sono andate bene e sto correndo molto più forte rispetto alla maratona precedente, a Firenze. Le condizioni meteo sono migliori, a Firenze diluviava, qui c'è il sole.

Pronti via, lo sparo arriva alle nove e trenta precise.

Percorro i primi km godendomi l'aria fresca della mattina, non guardo quasi per niente l'orologio e corro a sensazione, stando attento a non spingere troppo. Devo mantenere energie.

Al 10° km sono fresco come una rosa, e anche la media è ottima (per i miei standard, si intende), sono sui 5,15 al km.

Tiro il freno, le gambe mi dicono di andare più svelto ma mi trattengo. So che è ancora lunga.

I km scorrono via tranquilli, giriamo intorno alla città e rientriamo al castello per il traguardo della mezza maratona.

Sono a metà e mi sento bene. Ho le gambe un po' stanche, ma nella norma.

Il caldo però aumenta notevolmente.

Mi aspetto di fare un passaggio sulle mura, dentro a quei parchi a cui abbiamo ronzato intorno fino ad adesso e che sarebbero sicuramente rinfrescanti.

Invece niente.

Gli organizzatori hanno pensato bene di fare fare ai maratoneti i km dal 23 al 35 in una landa desolata, a metà fra campagna e zona industriale.

Ombra zero.

Persone a guardarti e a fare un po' di tifo: zero.

Gradi: 25

Ci sono solamente le ambulanze a cadenza di 10 km.

Tutto molto confortante per uno che si appresta a fare uno sforzo come quello che il fisico e la mente deve sostenere per gli ultimi 12 km.

Passo a 30 che ho ancora una buona andatura. Comincio a pensare all'arrivo, in proiezione potrei chiudere in 3h40m, abbassando il tempo della precedente di quindici minuti abbondanti.

Poi arrivo al 32° km, al fatidico muro, dove mi accorgo che il mio fisico comincia a prendere energie non dalle riserve di carboidrati, che a questo punto sono a zero, ma direttamente dai miei grassi corporei.

Mi rendo conto che il mio metabolismo cambia, sento la fatica, ma mi ripeto che è una fatica solo mentale, che con la motivazione posso controllare lo sforzo fisico.

Decido di abbassare il ritmo.

I km sono sempre più lunghi, lo so che è adesso che si gioca tutta la gara.

Agli incroci la gente invece che sostenerti urla isterica coi vigili perchè non possono passare in macchina.

E' la terza volta che vedo questa scena.

Mentre attraverso una rotonda un vecchio alla guida di una panda argento scende incazzato come una biscia dopo che ha cercato di passare nonostante il divieto. La vigilessa gli urla contro di risalire in auto.

Io ho appena preso una spugna per bagnarmi la fronte dalle vasche a bordo strada. Vedo la scena mentre mi avvicino e gliela tiro sul parabrezza.

Proseguo.

Al km 35 mi fermo a bere, a mangiare e decido di camminare per un po'.

Ho le gambe pesanti, il caldo mi ha stancato moltissimo. Ho la faccia incrostata di sali sudati attraverso la pelle.

Rallento ancora, cammino un poco e riprendo.

Al 37 incontro Cri, Alessandro, mamma-papà e Francy.

Una botta di ottimismo mi spinge per un altro km e mezzo.

Poi...

Poi il crollo. Forse fisico più che psicologico.

Ho attacchi di nausea che mi costringono a fermarmi.

Non guardo più il tempo, ormai mi rendo conto che devo solo arrivare in fondo, di migliorare la prestazione della volta precedente non se ne parla neanche. E forse è giusto così, deve essere questo il modo di pensare di un runner. Ma tutto fa esperienza, anche questo.

Ho deluso una aspettativa personale e questo si fa sentire sul morale e indirettamente anche sulle gambe.

Mi fa male l'unghia dell'alluce destro, forse salterà via.

Sono quasi solo. Cerco di farmi compagnia con due sconosciuti che mi affiancano, arrancano anche loro.

Facciamo la spola, trenta metri corro io e li supero. Mi fermo e loro mi raggiungono e mi incitano attingendo alle poche energie rimaste. Un tira e molla che però mi distrae leggermente dalle sensazioni del corpo. Procedo fino al km 40 e rotti.

Poi le gambe mi mandano a quel paese.

I polpacci, per la precisione. Mi vengono i crampi. Faccio un leggero stretching su un marciapiede, ma serve a poco.

Intanto ho superato il 41°.

Manca meno di un km, saranno si e no ottocento metri.

Vedo il traguardo in fondo al viale, lo striscione arancione dell'arrivo.

E' assurdo ma mi chiedo se ce la faccio. Ho la sensazione di no.

Per fortuna qualche sconosciuto da bordo strada mi incita.

Un applauso mi spinge di cento metri.

Crampi di nuovo.

Una bimba mi guarda con occhi stralunati, sembra spaventata.

Le leggo negli occhi: "Ma perché?"

Condividiamo la stessa domanda.

Sono ormai sotto all'arrivo, devo solo entrare al castello e percorrere il tappeto rosso.

Corro stendendo le gambe per evitare i crampi.

Anche all'arrivo niente musica a spingerti, a sostenerti.

Solo poche persone che almeno stanno li.

Uno speaker impreparato legge il mio numero di pettorale, scartabella fra fogli per cercare il mio nome, ma io sono più rapido e glielo suggerisco. Non so con quali energie.

Guardo il tempo, 4h e 2 min, quattro minuti più lento dell'altra volta, per due minuti non sto sotto le quattro ore.

Ma va bene così!

Il senso di conquista e la soddisfazione di portare a termine questa prova terrificante per la psiche e il fisico sono più che sufficienti.

Chissà alla prossima...

 

 

31/01/2011

Corrida di San Geminiano

Oggi, alle ore 15 prende il via la corrida di San Geminiano, corsa internazionale su strada delle lunghezza "sbilenca" di 13 km e 250 metri. Partenza dal parco Novi Sad, via di corsa fino a Cognento per rendere omaggio alla cappella del santo patrono di Modena e di nuovo ritorno al parco.

Buona corsa a chi ci sarà!

20/01/2011

Piccoli esperimenti

 


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11/11/2010

Usi & Consumi

A quanti chiedono insistentemente quali siano le funzioni reali del tablet Apple, questa potrebbe essere una delle risposte.

E per favore la smettano i tecno-nerd di dire che il limite dei prodotti apple non li puoi aprire e non puoi smanettarci dentro...

I ricercatori del dipartimento di archeologia dell’Università di Cincinnati usano iPad all’interno dei famosi scavi di Pompei. E lo usano per lavorare, registrando montagne di preziose informazioni, grazie a una serie di applicativi, che possiamo ritrovare tranquillamente in App Store.

Dai banali appunti fino al riconoscere il periodo storico dei reperti, iPad viene sfruttato per molteplici funzioni: vengono caricate le foto scattate ai vari siti esplorati, aggiunti i commenti tramite Pages, effettuati confronti con database caricati su altri applicativi e note prese a margine. E la lunga durata della batteria del device agevola molto le operazioni.

Come vedete dalle foto iPad si rivela uno strumento molto più agile e pratico di un normale notebook, viene portato direttamente dentro gli scavi, con la possibilità di inserire immediatamente dati importanti, avere grafici e statistiche in tempo reale, senza dover per forza passare attraverso un computer disponibile nelle vicinanze.

Studi archeologici che Apple orgogliosamente definisce migliorati e più accurati. Quello che potrebbe sembrare un device molto delicato, appare invece resistente a sufficienza anche per contesti atipici come quelli di scavi e ricerche all’aperto.

 

P.S. Certo, non è un'oggetto del quale non si può fare a meno...ma come tanti altri. Quanti dei nostri ragazzi (bambini a volte) hanno realmente bisogno di avere in tasca un cellulare con cui essere continuamente "telefonati"?

10/11/2010

Eccoci qua...

Eccomi di nuovo qua, dopo parecchio tempo dall'ultimo post.

Dopotutto nell'ultimo periodo c'è stato qualche piccolo cambiamento...giusto un bambino di ormai cinque mesi che ha riempito le giornate di impegni e tanta felicità.

Nonostante molti abbiano chiesto foto di Alessandro, per ora abbiamo deciso di non pubblicarle on-line, aspetteremo ancora prima di buttarle nel mare magnum del web.

Torno on line per fare una segnalazione di una bella esperienza sociale, che riguarda il mondo delle realtà realizzabili all'interno delle politiche giovanili della nostra Emilia, che speriamo mantenga alto il livello del welfare nonostante le comprensibili difficoltà, di chi ci governa a livello locale, conseguenti al periodo economico non proprio semplice.

Va bè, ho riletto quello che ho scritto e non so se l'italiano è un granchè, ma il tempo scarseggia e Alessandro gnola....

Andatevi a vedere questo sito: www.ilblogos.it

Ciao!

26/05/2010

Jam Session

Jam Session, ovvero un gruppo di artisti che si ritrova senza un programma preciso e che, sorvolando le differenze stilistiche individuali, comincia a suonare pezzi di varia natura, spesso improvvisando.

Ed è proprio questa l'idea che ha stimolato lo Spazio Giovani di Soliera fino a portare alla realizzazione di un laboratorio in cui, ragazzi del territorio con competenze musicali diverse, potessero incontrarsi per suonare dei pezzi insieme, coordinati da maestri di musica (in questo casi appartenenti all'associazione Caotica Musique) al fine di fare un concerto dove poter esibire quanto provato insieme. Si sono già succedute diverse edizioni del laboratorio, a frequenza annuale.

Quest'anno i ragazzi coinvolti sono anche andati oltre: hanno costruito due videoclip musicali, ispirati a due brani a loro cari.

Pubblico qui sotto uno dei due video che, per essere staoi girati amatorialmente (con la regia del sottoscritto) credo non sia niente male.

Buona visione!!!!

 

 

23/05/2010

Litri di sudore...

 

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Oggi ho corso la Strapanaro, mezza maratona che si corre con partenza da San Damaso e si svolge in buona parte sull'argine del Panaro, fra le casse di espansione. 21 km già di per se non sono così semplici, in più oggi ci si è messo un caldo afoso davvero insopportabile.

gente che si sentiva male, che arrancava, che malediceva l'idea di mettersi a correre in una mattina di sole di quasi estate.

Ma alla fine è bello così, un po' di sano masochismo sportivo alla fine di genera quella scarica di endorfine nelle vene che ti fa sentire soddisfatto per tutta la giornata.

All'arrivo mi sono fiondato sotto le docce fredde con tutti i vestiti per poi sdraiarmi sul prato all'ombra di un alberello marcio ma che in quel momento mi sembrava bellissimo, a riprendere fiato e recuperare disperatamente energie.

Alla fine il tempo non è stato neanche male: 1 ora e 47 minuti.....Mo'c Fadiga!!!!!!

22/05/2010

Buon segno...

images.jpegMaria Luisa Busi rinuncia ieri a condurre il TG1 delle 20. E lo fa con una lettera aperta, inviata all'attuale direttore del Tg1 Minzolini, nella quale esprime le ragioni della sua decisione. Decisione, mi sento di aggiungere, di tutto rispetto.

Questo è il testo della lettera, che riporto da Repubblica.it:

 

"Caro direttore  ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me  una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori. Come ha detto  il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale". Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti  perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale. L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto.  Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:

1)respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2)Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera  dopo l'intervista rilasciata aRepubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.  Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".

21/05/2010

No alla legge bavaglio!!

No alla legge bavaglio!!!!

02/04/2010

Responsabilità è un punto di vista.

Immagine 1.pngDalle sconfitte si impara. Questo è certo. Tranne che per la politica, anche di questo comincio ad essere abbastanza sicuro.

L'opposizione in Italia non impara un bel niente.

Dopo aver preso l'ennesima batosta alle regionali, invece di guardare alle proprie responsabilità come fanno le persone adulte e mature, il PD si ostina a cercare un capro espiatorio al di fuori, dare la colpa a qualcun altro piuttosto che cercare al proprio interno le responsabilità di una sconfitta.

Certo, se perdo le elezioni non è perché non sono riuscito a convincere la gente con un programma credibile, non è perché mi ostino a presentare nelle liste pluri-indagati.

Presto arriveranno a dire che LA RESPONSABILITA' E' DELLA GENTE CHE VOTA MALE, che non capisce!

E' incredibile!

LA COLPA E' DELLA GENTE CHE VUOLE PRENDERE PARTE ALLA VITA POLITICA PARTECIPANDO AL PROCESSO DEMOCRATICO.

E' un modo di interpretare le cose che si può accettare solo da un bambino. Ma ad un bambino non gliela faremmo passare. E' come se nostro figlio un giorno venisse a casa da scuola con un 3 in matematica, e desse la colpa della sua valutazione al compagno di classe che invece ha fatto bene il compito!

Ancor peggio: è la stessa logica del partito dell'amore, quella di dare la colpa a qualcun altro, attaccare qualcun altro quando si è in evidente difficoltà a non si hanno più idee su cui far leva.

Per la cronaca, e per il fatto che se con le parole si può dire tutto e il contrario di tutto con i conti forse è un po' più difficile, ecco i numeri dei voti espressi alle regionali nel Piemonte, con un raffronto fra queste elezioni e quelle del 2005.

Mercedes Bresso nel 2005 ha raccolto 1.226.355 voti.

Nel 2010 ne ha raccolti 1.033.946.

La differenza e' di 192.409 voti.

Cota ha avuto 1.043.318 voti.

Il Movimento 5 Stelle ne ha raccolti 90.086.

Anche volendo affermare che i voti del Movimento a Cinque Stelle sarebbero stati tutti voti della Bresso, rimane la domanda: dove sono finiti gli altri circa 100mila voti con cui avrebbe vinto?

Ognuno tragga le sue conclusioni.

 

26/03/2010

Riappropriarsi della "Res Publica"

images.jpegIeri sera il programma Raiperunanotte ha avuto un grande successo in termini di ascolti e partecipazione. Forse stiamo davvero assistendo ad una nuova alba, in cui la comunicazione comincia a passare sulla rete e a raggiungere la gente in maniera sempre più capillare, riempendola di contenuti che sono ben altrie più densi di quelli di facebook. E di questo mi rallegro, interpreto i dati relativi ala serata di ieri come un segno che la partecipazione alla res publica non è morta e sepolta, ma si era forse solamente assopita. Un po' come quel meccanismo di difesa che ci porta a rimuovere certi ricordi perchè troppo dolorosi o difficili da affrontare: non li cancelliamo, ma li mettiamo per un po' in cantina, a risposo. Si percepiscono però interessanti segnali di risveglio. Oggi gli editti, le minacce in tema di comunicazione forse ci devono spaventare un po' meno, perchè concrete sono le alternative che non possono essere imbavagliate o messe a tacere.  E infatti chi utilizza tecniche di repressione mediatica e di controllo dei mezzi di comunicazione oggi sembra proprio che se la faccia sotto, gli crolla il mondo che si era costruito sul nulla, e allora è costretto ad aumentare l'arroganza, il tono della voce, le minacce, è costretto a risvegliare fantasmi e paure della gente. Questo si è pericoloso, questo si è sovversivo e rischioso. Ma la risposta non può che essere la costanza, la calma ma allo stesso tempo la assoluta decisione nel ribadire i concetti in cui crediamo, che non possono essere messi semplicemente a tacere da chi pensa di risolvere le questioni dialettiche urlando più forte.  Ho la sensazione che sempre più persone oggi non si accontentano di stare a guardare e di dire che le cose nella politica italiana vanno male. I giovani in particolare ricominciano a sentire il bisogno di pulizia, di etica nella politica, il bisogno di leader capaci di dare direttive ad un paese basate su valori in cui sappiamo riconoscerci. E lo dicono, lo sbandierano. Certo queste persone non sono la maggioranza, ma cominciano ad essere un numero che sempre più difficilmente può essere ignorato.

Domenica si vota, io non so ancora per chi voterò. Ma sono sicuro che i miei principi ispiratori saranno proprio questi: la pulizia, la trasparenza, il rispetto delle regole. Non posso appoggiare chi ricandida chi ha rubato e ha ammesso di rubare. Non posso nemmeno votare quello che ha rubato di meno, quello che è un pochino meglio di...questa volta no. Sento il bisogno di dire, attraverso il mio voto, che ne ho piene le scatole di votare "il meno peggio". Forse non c'è nessuno che da cui mi senta rappresentato appieno, ma sono sicuro di chi non mi piace.

 

Detto questo credo che sia importante che ognuno di noi diffonda, con tutti gli strumenti di cui dispone, le situazioni che stanno rendendo la nostra quotidianità sempre più incivile, vuota, barbara.

Mi è arrivato via mail un articolo di Concita De Gregorio, direttore dell'unità, che scrive appunto circa una di queste situazioni.

Lo incollo qui sotto:

Pane e acqua.

 

Qualche volta mi è capitato di dimenticare le rette scolastiche. La mensa, soprattutto. Quando i figli sono tutti piccoli, bollettini diversi scadenze diverse: le portano a casa negli zaini dicono mamma tieni, uno appoggia distratto il pezzo di carta sulla mensola, poi magari non si trova più, si perde in mezzo ad altre carte. Si paga in ritardo, con la penale, senza decreti ovviamente, e finisce lì. La prossima volta si sta più attenti. Non si pensa mai - e questo dipende dal fatto, credo, che siamo cresciuti, la mia generazione è cresciuta in un Paese dove la scuola pubblica specie quella elementare era fantastica, la cura dei bambini un bene superiore condiviso - che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. C'entrano anche certi insegnamenti primari, certo, tipo questo. Perciò non succede niente, se un padre dimentica di pagare una retta di certo la scuola farà in modo che il bambino non sia neppure sfiorato da un pensiero che non saprebbe concepire. Se - più grave, più triste - i genitori non possono, invece, pagarla, la scuola - il comune, l'ente pubblico, lo Stato - si fa carico della debolezza dei grandi e protegge i piccoli. È ovvio che quando i bambini si siedono a tavola, a mensa, devono avere nei piatti tutti la stessa pasta al sugo. Non c'è nemmeno bisogno di spiegare perché. Perciò ci saranno cose più gravi ma mi dispiace, non riesco a pensare ad altro che a quei nove bambini che lunedì si sono seduti ai piccoli tavoli spostando le piccole sedie, hanno aspettato che arrivasse come ogni giorno la signora con carrello e hanno visto la pasta nei piatti degli altri, il pane nel loro. Scuola elementare di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Il comune (Lega, Pdl) aveva avvisato: questa la spiegazione. Sette bimbi stranieri, due italiani: pane e acqua. Riuscite a immaginarvi di avere sei anni, sedervi a tavola coi compagni, vedervi porgere un pezzo di pane, la pasta nei piatti degli altri e i loro sguardi su di voi? Sentire il compagno che chiede «perché tu mangi il pane», e non sapere cosa rispondere? Provate ad andare a ritroso negli anni, a mettervi in quelle scarpe e quei grembiuli: che cosa fareste? Piangereste, restereste in silenzio, mangereste il panino, dareste una spinta al compagno rovesciando il piatto? Ma che paese siamo diventati? Ma cosa ci è successo? Ma come è possibile che abbiamo smarrito persino l'istinto a tutelare l'innocenza, la cura dello sguardo di un bimbo, il suo valore? Cosa ci stiamo a fare, di cosa parliamo se non sappiamo sentire e insegnare questo? Da dove possiamo ripartire se non da qui?


Il resto, tutto il resto, ne consegue. Mille posti in meno alla Fiat, altre mille famiglie che presto non potranno pagare le rette. Andate a cercare la notizia nei giornali, nei tg. Cercate bene, poi fateci sapere. A qualcuno interessa se da domani ci saranno mille posti di lavoro in meno? Non tocca mai a noi, non è vero? Sono storie di poveri, una minoranza. E se nostro figlio è compagno di banco e di classe dei nove a pane e acqua alla fine sarà meglio cambiargli scuola, che magari poi fa domande a cui non sappiamo rispondere. È così imbarazzante sentire i bambini che domandano perché. Diamogli la play station, così stanno zitti.

 

 

25/03/2010

Consigli per gli acquisti

In vista delle elezioni regionali di sabato e domenica, un po' di informazione non fa certo male...

 

15/03/2010

Ripetizioni

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di
delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la
condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il
popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per
insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e
tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue
attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al
giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il
tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il
tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile
effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo
onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto
seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi
atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della
gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il
capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza
credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di
famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si
circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile,
e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un
proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."

Laura Morante, 1945

26/02/2010

Invictus al cinema

images.jpegEsce oggi l'ultimo film di Eastwood. Al centro una vicenda sportiva dai risvolti politici, che vede protagonista Nelson Mandela interpretato da Morgan Freeman. Eastwood con i suoi film mi ha davvero commosso, e soprattutto è stato in grado di disegnare pezzi di realtà sui quali troppo poco spesso ci fermiamo a riflettere.

Oggi su Repubblica.it c'è una recensione di Saviano che ha visto il film in anteprima. Si conclude così:

"Esco dalla sala contento che il vecchio Clint non sbagli un colpo come speravo. Il Sudafrica oggi è quanto di più lontano esista dal paradiso arcobaleno in cui molti avevano sognato ma questo non toglie nulla alla lezione eastwoodiana di come la politica sappia essere cosa diversissima di quella che abbiamo tutti giorni sotto gli occhi. Di come possa essere, in tutti i sensi, il sogno di un uomo e di un popolo ancora desideroso di conquistare diritti e felicità. Che Nelson Mandela ha descritto con queste parole del poeta Henley: "Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.... Non importa quanto sia stretta la porta... quanto piena di castighi la vita/ Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima".

 

 

25/02/2010

Riflessioni per bocca di altri

Oggi così Roberto Saviano su Repubblica.it

I giudici dicono che la 'ndrangheta è entrata in Parlamento. E' un'affermazione terribile: proviamo a fermarci un momento e cerchiamo di capire cosa vuol dire. Significa che il potere mafioso  ha messo piede direttamente nel luogo più importante, delicato dello Stato: quello dove il popolo si fa sovrano, dove la democrazia si realizza. E' questa la vera emergenza di cui dovremmo discutere. E' come un terremoto, una valanga, solo che la colpa non è del fato: non è stata una calamità. 

Sapevamo tutto. La criminalità organizzata prima crea zone dove il diritto non entra, poi si espande, pervade l'economia, si appropria del Paese, e infine entra lei stessa nello Stato. Ci sono anni di inchieste, prove raccolte, fiumi di denaro che testimoniano l'immenso potere delle mafie d'Italia. Prima le cosche siciliane, poi le calabresi e campane hanno tolto al sud ogni possibilità di sviluppo e  avvelenano l'intera economia. 

Ma la vera emergenza non è questa. L'emergenza è che tutto questo passi come l'ennesimo scandalo silenzioso, al quale siamo rassegnati. L'emergenza è che tutto ciò non faccia sentire nel cuore, nello stomaco, nella mente di ogni italiano (qualsiasi sia il suo credo e la sua posizione politica) un'indignazione che lo porti a ribellarsi, a dire: "Ora basta".

04/02/2010

Scuola di Pallavolo Serramazzoni - San Damaso 1 - 3

La partita

Il San Damaso conquista tre punti importanti nella settimana chiave della stagione. Tre punti non scontati, visto l’orario e il luogo del match, e vista la propensione dei Samurai a prendere sotto gamba le partite che sulla carta li vedono favoriti. Primo set giocato senza timori, ma ritmo basso. Secondo set con il solito calo di concentrazione ma vinto recuperando 6 punti di svantaggio iniziali.  Terzo set con la luce spenta. I nostri dimostrano come al solito di faticare nell’imporre il loro gioco con squadre poco brillanti, anzi si adeguano al gioco avversario giocando ben al di sotto delle loro potenzialità. La squadra smette di esprimersi e lascia giocare gli avversari, e il match diventa nebbioso. Il set è regalato agli avversari. Avversari che per fortuna si dimostrano di poca sostanza, e si affossano da soli nel quarto set. San damaso avanti subito 11 a 4 semplicemente mirando a non sbagliare, e da li in poi è un noioso punto a punto con pochi o nulli sprazzi di bella pallavolo. Tre punti preziosi quindi, ma quanta fatica mentale. Questa squadra è in grado tanto di esaltare nei match tirati, quanto di deludere in quelli che potrebbero, e dovrebbero, essere dominati sul piano del gioco e della tecnica.

Pagelle

Andrea “Ligneo” Marudi, voto 5,5: Palleggia molti palloni corti e comunque troppo distanti dalla rete. Appare a tratti quasi svogliato. Porta a termine il lavoro senza mai giocate degne di nota. È parso un po’ apatico. Prova a variare il gioco, ma spesso è obbligato al gioco in banda. I centrali non lo aiutano.

Luca “Prozac” Montecchi, voto 5: Nervoso come non mai. Sbaglia tanto, ma quello che colpisce è soprattutto l’incapacità di lasciarsi alle spalle gli errori, che spesso non sono neanche così gravi. Manca di quella carica che ha messo in campo in altre partite essendo determinante. Era una buona occasione per mettersi in mostra, ma non l’ha sfruttata nel migliore dei modi. Spesso fuori posizione anche in copertura, dove si fa beffare più volte con dei pallonetti leggibilissimi.

Riccardo “Operaio” Petocchi, voto 7: In una serata down per la squadra lui fa il suo lavoro, più che onestamente. Anzi, alle volte la squadra la porta avanti da solo. Non cede, magari non strafa, ma è molto efficace. In difesa è una macchina, in ricezione ha ottime medie. Bravo anche nel sostenere la squadra moralmente. Sa miscelare rabbia e comprensione nel migliore dei modi, senza addossare mai colpe.  Di banda davvero fa impressione in questa categoria.

Gianfranco “Compitino” Ferrari, voto 6: alla fine dei conti il suo lavoro lo fa, am quello che ci si aspetta da lui è molto di più. Sa sicuramente essere più spumeggiante, ma soffre le alzate staccate da rete terribilmente. In copertura è in posizione, ma alle volte è sulle gambe e lento nelle reazioni. Nel quarto set cresce un pelo, e anche in battuta cerca la precisione intelligentemente. Potrebbe sostenere un po’ di più la squadra dal punto di vista morale.

Claudio “Ombra” Scarabelli, voto 5: La brutta copia di quello delle scorse partite. Questa volta non prende un muro neanche a pagarlo a peso d’oro. Soffre in ricezione e in copertura brancola spesso nel buio. L’alzatore lo serve anche, ma troppe volte tira dritto per dritto con un muro avversario non certo irresistibile, e prende due muri evitabilissimi: basta girare quel polso. In battuta ne sbaglia due pur battendo in salto, ma questa volta in questo fondamentale  è molto meno incisivo. Serve un riscatto venerdì.

Marco “Memoria” Rossi, voto 5,5: Fa un paio di giocate coordinandosi come il giocatore che era anni fa. Il fisico però non risponde più come una volta. Anche lui poco presente a muro, e in copertura non prende qualche pallone che non sembrava irresistibile. In attacco non è molto servito, ma quando ce l’ha comunque ci prova. Ha visto serate di forma decisamente migliori. È apparso un po’ stanco, ma non avrà tempo di riposarsi, venerdi sarà probabilmente in campo nuovamente.

Fabio “Navigatore” Frigieri, voto 6: neanche con la macchina nuova arriva puntuale (a parte il fatto che chi ha la macchina nuova dovrebbe portare le paste o da bere, e per questo meriterebbe un 4). Quando giocheremo a casa sua forse troverà la palestra al primo colpo. Fa il suo ingresso in partita in due occasioni. Onestamente non gli capitano occasioni per mettersi in mostra. Luca gli ha rubato la faccia da : “Mi hanno rubato l’autoradio!!”, come farà adesso?

Mister Gianfranco “Paziente” Montecchi, voto 6,5: Le indicazioni per la squadra sono buone, anche se gli avversari non erano di buon livello. In effetti può proprio poco sui cali di concentrazione del sestetto, non ha grandi frecce al suo arco per contrastare la testa dei suoi giocatori. Ha il merito di non innervosirsi e di non arrabbiarsi, dando tempo ai ragazzi di ragionare con loro stessi. Appare consapevole del momento delicato della stagione, e non aggiunge pressioni inutili.

 

 

02/02/2010

Patti chiari...

Le regionali sono alle porte, e i partiti presentano i loro candidati. Queste parole di Marco Travaglio descrivono alcune delle logiche che muovono le scelte di partito. Mi convinco sempre di più di certe idee che mi ballonzolano per la testa!

 

".... .... Ma dato che il centrosinistra non vuole essere da meno, che cosa fa? Si è messo a candidare a governatore un imputato: sapete che Berlusconi invece gli imputati preferisce mandarli in Parlamento, perché lì c’è l’immunità; il PD invece qualcuno lo mette anche a governatore, uno dice “ ma non l’avrà mica messo in Campania questo candidato imputato?”, no, perché ne aveva uno, Bassolino, che avrebbe dovuto dimettersi anni fa, è imputato di truffa alla regione che lui stesso presiede e non se ne è mai andato, quindi è parte civile contro sé stesso, è imputato e parte civile, è incredibile, no? Dice “ metteranno un incensurato, uno che non ha processi dopo Bassolino”, invece no: Bassolino ha un processo per truffa e, al suo posto, candidano Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno, che ha due processi, due rinvii a giudizio, è già in Tribunale ma ne ha due di processi, mentre Bassolino solo uno. Sempre meglio, no! Per sostituire un imputato una volta ci mettono uno, candidano uno che è imputato due volte. Io avrei preso un ergastolano direttamente, almeno era libero da incombenze, ormai aveva l’ergastolo, governava dalla cella, tanto ormai siamo abituati, abbiamo la signora Mastella che ha il divieto di dimora in Campania, lei dice di essere in esilio a Roma, dice che si candida dall’esilio romano: pensate, una che si candida in Campania e non può fare campagna elettorale in Campania, perché i giudici non la lasciano avvicinare, visti i danni che ha fatto fino a adesso! Farà i comizi con il megafono dal balcone della casa a Roma, oppure in teleconferenza come i pentiti, come i collaboratori di giustizia, anche se lei non è pentita di niente. 
Per dirvi chi è questo De Luca, De Luca è stato rinviato a giudizio nel 2008 insieme a 47 persone per associazione a delinquere, ma un’associazione a delinquere piuttosto fornita, piuttosto nutrita, una cinquantina di membri, per concussione, truffa e associazione a delinquere a proposito di vari maneggi urbanistici per un parco marino, il Sea Park, che era stato situato in una zona prima occupata dalla Ideal Standard e lì ci sono speculazioni di ogni genere, con ritardi nell’approvazione del Piano Regolatore Generale, perché se fai il Piano Regolatore Generale poi hai dei vincoli e invece senza il Piano Regolatore Generale puoi fare quello che vuoi e di questo è accusato questo signore. Nel 2009, ossia l’anno scorso, altro rinvio a giudizio con tredici persone per truffa e falso a proposito della delocalizzazione delle manifatture cotoniere meridionali in una zona nuova, la zona industriale nuova di Salerno. Entrambi i processi sono in corso e quindi, se sarà eletto, De Luca dovrà dividersi tra l’aula della Regione Campania e l’aula del Tribunale di Salerno, sarà a mezzo servizio e magari farà anche il Sindaco, chi lo sa? Perché questi sono capaci di tutto, fanno i Sindaci, i Presidenti.. una volta era stato Sindaco contemporaneamente a parlamentare e fu lì che il Parlamento negò l’autorizzazione all’uso di certe intercettazioni, che pare avrebbero potuto addirittura aggravare la sua posizione. Pensate che il Pubblico Ministero aveva chiesto addirittura il suo arresto, poi il G.I.P. invece aveva optato per misure meno afflittive, tanto poi il Parlamento l’arresto l’avrebbe negato e quindi era inutile chiederlo. Questo è il candidato del Partito Democratico nella Campania, devastata dalla questione morale, nella Campania di Casentino etc.. Ora immaginate come fa un partito che candita un pluri/imputato non per reatucoli, ma per associazione a delinquere, concussione, truffa, falso, a fare la morale agli altri che poi non fanno dimettere neanche Casentino, che ha pendente sulla testa un mandato di cattura per camorra confermato l’altro giorno in Cassazione. E’ bene saperle queste cose, perché è evidente che, quando hai un’opposizione che mette direttamente la testa nella tagliola, poi la maggioranza evidentemente vince: anzi, gli elettori diventano sì qualunquisti, ma non perché sentono Grillo o perché sentono Annozero o cosa, diventano qualunquisti perché vedono che non c’è differenza nei comportamenti e conseguentemente si buttano nella disperazione e nell’astensionismo. Spero che non ci sarà astensionismo, perché per fortuna ancora non sono riusciti a relegare i nostri consensi su due soli partiti: il famoso PDL e PD meno L, per cui ci saranno delle alternative e mi auguro, anzi, che nel centrosinistra, oltre a Italia dei Valori e a Sinistra Radicale, anche dentro il PD le componenti più ragionevoli, le persone più normali - parlo di Marino, della Serrachiani etc. - vengano fuori per dire no a questo sconcio in Campania, perché la Campania da anni è veramente il simbolo e l’indicatore di un trend, il termometro di dove va l’Italia. Grazie allo scandalo della monnezza e a Bassolino Berlusconi ha potuto farsi due anni di campagna elettorale, figuratevi quando ci camperanno sul fatto che, al posto di Bassolino, c’è un pluri/imputato per il centrosinistra, mentre il centrodestra candida un incensurato, novità assoluta, ma manca soltanto che Berlusconi vada a fare la campagna elettorale dicendo “ votate per noi, perché il nostro candidato non ha processi in corso”, sarebbe la beffa finale, ma qualcuno se la meriterebbe! "

 


29/01/2010

San Damaso – A.S.D. Castelnuovo, scontro al vertice!

 

DSC07712.JPG

L'analisi della partita.

San Damaso, con una prova di forza e carattere, conquista il derby con la capolista Castelnuovo, rifacendosi della brutta prestazione del girone d'andata.

La partita è di quelle importanti,  San Damaso  viene da due partite che hanno segnato un inizio di anno con due sconfitte su tre partite, invertendo il trend della fine dell'anno scorso. In più arriva la capolista, in un match da sempre molto sentito fra le due squadre. Il San Damaso entra però in campo determinato e senza ansie, con la testa libera, e per tutta la durata della partita riesce a imporre il suo gioco, senza cali di concentrazione, a parte i primi 5 punti del secondo set, che comunque viene vinto con l'incredibile punteggio di 25 - 11. Il Castelnuovo non trova mai la forza di reagire e il risultato è un secco tre a zero, che lascia la capolista incredula. Il PalaBartolamasi mantiene la sua inviolabilità: tutte le partite in casa il San Damaso le ha vinte conquistando sempre i 3 punti.

San Damaso torna a respirare l'ossigeno dell'alta classifica, ma ora viene una settimana decisiva che vede ben due partite, mercoledì a Serramazzoni (con orario improponibile) e venerdì il recupero con il fanalino di coda "La Fenice". Rischio sindrome d'alta quota, è necessario quindi mantenere alta la concentrazione e, aggiungo, fare uno sforzo di impegno e organizzazione visti gli orari di gioco di questa settimana, garantendo una continuità per quanto possibile con gli impegni lavorativi di ognuno. Ma ora basta con le chiacchiere, e veniamo alle pagelle!

 

Andrea "Regia" Marudi, voto 8,5: Gestisce tutta la partita con grande intelligenza tattica. Non fa grandi numeri, ma gestisce il gioco come meglio non avrebbe potuto fare. I suoi schiacciatori non attaccano mai troppi palloni di fila,  potendo così gestire le energie. Gioca molto intelligentemente, e spesso, anche al centro e il muro avversario fatica a leggere il suo gioco.

Alle "Non Mi Alleno" Levoni, voto 8: Per fortuna non viene agli allenamenti, altrimenti ammazzerebbe il campionato. È lui il terzo mistero di Fatima. Gioca una partita chirurgica, senza sbavature, alternando sapientemente potenza e precisione. Torna al suo ruolo naturale, quello di opposto. La confidenza con Marudi durante il gioco si legge a voce alta. Efficace come al solito anche in battuta.

Gianfranco "Mind" Ferrari, voto 8: Questa volta comincia con un ritmo, che forse non è il suo 100%, ma che rimane costante per tutta la partita. Attacca diversi palloni anche da zona 2 con grande efficacia. Non gli si legge mai paura in faccia, e anche i compagni lo leggono come affidabile e sicuro. Sbaglia forse qualche battuta di troppo, ma va bene così. La castagna di pugno nell'angolino lontano è da scuola di tecnica, e sega le gambe agli avversari.

Ricky "Sicurezza" Petocchi, voto 8,5: Non è devastante come l'ultima partita, ma è di una concretezza disarmante. In attacco semplicemente non sbaglia, anzi ne mette giù parecchie, in ricezione sfiora il 100%  e in difesa le chiama tutte, ed è già nel posto giusto prima che arrivino i palloni. Altro che centrale!

Marco "Four Season" Rossi, voto 8: Dove lo metti sta, e ci sta pure bene! Torna al centro con scurezza ed esperienza, in attacco non sfigura e a muro è ordinato e da riferimenti precisi ai compagni. Mette fuori una bellissima veloce che dovrebbe entrare (per un nonnulla) e fa anche un paio di mezze che costringono il muro avversario sul chi va là. Un giocatore per tutte le stagioni e pure bello da vedere!

Claudio "Surprise" Scarabelli, voto 8,5: In grande crescita nelle ultime due partite. Questa volta ne prende qualcuna meno a muro, ma in compenso se ne esce con una battuta in salto che non ti aspetti, che mette in difficoltà seria gli avversari. 4 ACE non se li era nemmeno mai sognati. Frutto di un lavoro mirato in palestra e anche della fiducia del mister nelle sue capacità. In attacco l'intesa con Maru è in ascesa, e spesso con le finte fa perdere il tempo al muro avversario. Peccato per quella veloce sbagliata di poco con palleggio in tuffo, che avrebbe mandato in orbita lui e il palleggiatore, e affossato la squadra avversaria. In difesa lascia il posto al libero, ed è un bene, ma riesce comunque a salvare di piede una palla incredibile.

Fabio "Dormiveglia" Frigieri, voto 7: Alterna alti e bassi. La nota positiva è che è quasi sempre in posizione (miracolo) e tocca molti palloni, più in fase difensiva che di ricezione. Da sempre comunque la sensazione di esserci, anche se deve mettere su una faccia più convinta che possa dare fiducia ai compagni. Un po' peggio in ricezione, dove qualche pallone gli scivola via come una saponetta. Nel complesso però una buona prova e, cosa importante, la sua presenza in campo da respiro ai centrali che solitamente sono meno affidabili in fase di copertura.

Giuseppe "Malibù" Seidenari, voto 7. Meriterebbe il prezzo del biglietto solo per l'ingresso scenico: cappello alla Putin su faccia allampadata. Il ragazzo non ce la racconta giusta... In panchina da il solito apporto di buon umore (si becca anche una cazziata dal mister), ma vogliamo vederlo anche in condizioni da poter entrare in campo per dare il suo contributo.

Mircho detto "La castagna": niente voto per non essere entrato in campo, ma voto 7 per la costanza nel seguire la squadra. Forse il migliore per continuità, generoso anche negli allenamenti, tant'è che nell'ultimo ha accusato un risentimento muscolare. Attendiamo fiduciosi che in campo abbia l'occasione di farci vedere quanto dimostrato agli allenamenti, specialmente in battuta.

Luca "Chiacchiera" Montecchi: Un disturbo infrasettimanale gli impedisce di allenarsi. Appena può comunque è presente e non manca di fare sentire il suo appoggio emotivo alla squadra (merita un 7 per questo). La squadra gira a mille e, visto che squadra che vince non si cambia, non ha l'occasione di entrare in campo. In panchina è un fiume in piena e non tace mai, rischiando di distrarre i centrali...

Mister Gianfranco "Psicologo" Montecchi, voto 8: Già in settimana aveva dato prova di elasticità, volendo rivoluzionare l'allenamento. Vede la squadra girare a mille nel primo set e sapientemente concentra i suoi sforzi per la gestione delle energie psicologiche della squadra piuttosto che quelle tecnico - tattiche. Si vede comunque che ha fiducia nei suoi trasmettendo così una grande tranquillità al sestetto. Coraggioso anche nel modificare i sei di partenza, attuando una piccola rivoluzione con Alle opposto e Ricky in posto 4. Sa il fatto suo.